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Dic
12
Gio
2019
Francesco Duca presenta il libro “Incontri senza importanza” @ Parc Bistrò
Dic 12@7:00 pm

 

Chi ha l’ambizione di scrivere deve leggere, leggere, leggere e leggere ancora. Fin da ragazzo per me scrivere e leggere non è stata una scelta ma un’esigenza, un bisogno.

Se dentro una mia giornata manca la lettura o una riga scritta, nella mia testa compare un senso di disagio, di insoddisfazione. Ogni volta che ho avuto la fortuna di pubblicare un mio scritto le persone attorno a me mi hanno chiesto se la storia che ho raccontato fosse reale oppure l’avessi inventata io. L a domanda è posta in malo modo, la domanda giusta è se la storia è accaduta realmente o meno. No, nessuno dei miei racconti è accaduto realmente, nessun Said Mepi, lo scriba di Anime nel tempo, ha mai scoperto un complotto e amato Ay; Robert  nel libro  Giustizia non ha interrotto la camminata del giudice Farinenque per raccontargli che la sua verità aveva trionfato, la morte non ha scelto le sembianze di Asa per annunciare a Jutaro che il suo tempo era giunto al termine come raccontato nei Colori dell’arcobaleno e Pietro non ha subito tutte quelle torture a Mosca nel 1905, no, nessuna di queste storie è mai accaduta; questo non significa che ognuno di loro in me non sia esistito.

Nel raccontare Racconti senza importanza ho annusato l’odore dei colori dei quadri di Gaia mentre dipingeva tra le mura del corridoio Vasariano, ho avuto paura con Duccio mentre i nazisti gli urlavano addosso, ho mangiato brioches con il capitano Dupont all’alba affacciato su di un ponte di Parigi stretto da quella strana percezione che la vendetta non porta appagamento. Le mie storie sono vere dentro di me e poi le scarabocchio su qualsiasi pezzo di carta che io riesco a trovare davanti. La prima stesura di Incontri senza importanza era differente, aveva una voce fuori campo che parlava con il lettore, quasi lo guidava. Dopo la prima rilettura del romanzo ho deciso di toglierla, nella vita non hai un guida che ti indica la strada e il percorso è spesso impervio, contorto ed imprevedibile ma sta sempre a te cercare di sciogliere i nodi e andare avanti, comprendere quanto accaduto e stupirsi della magia della vita stessa. Chi ha letto queste pagine mi ha chiesto che messaggio volessi trasmettere. Ho sempre creduto che la verità stia nel lettore e quindi il messaggio giusto è quello che ha suscitato questo romanzo in chi lo ha letto. Comunque, se proprio devo rivelarla la mia intenzione quando scrivevo riguarda tre punti ben precisi:

il primo era quello di tenere semplicemente compagnia al mio lettore. Sì, Incontri senza importanza si può leggere anche così, mi piace l’idea di sedermi tra le mani del lettore e provare a distrarlo dalla sua giornata faticosa, da un momento no o durante un periodo della sua vita “normale”, fargli compagnia, proporgli una trama complessa ma che incuriosisce e regalargli del tempo piacevole.

Il secondo punto che mi ha spinto a raccontare Incontri senza importanza era quello di presentare dei personaggi diversi dal solito, più adiacenti alla realtà. I miei personaggi “buoni” hanno compiuto degli errori importanti mentre i “cattivi” hanno ragione e hanno subito gravi torti. Ho voluto raccontare di uomini e donne che fossero simili a quelli reali con pregi e manchevolezze e ho riposto il verdetto nell’azione che viene posta nel presente, indipendentemente da ciò che ognuno di loro si trascina dal passato.

Il terzo punto che ho provato a raccontare con questa trama è lo stesso che mi ha ispirato il libro. Nella tradizione indiana si racconta della rete di Indra che copre tutto il mondo conosciuto e che in ognuno dei suoi nodi ha incastonato un gioiello, cosicché illuminandone uno di questi gioielli di conseguenza si illumina tutto il mondo. Spinto da questo pensiero ho disegnato con le parole otto piedi e li ho fatti camminare verso un un’unica meta dove li ho costretti a capire che non si può vivere a sé stanti, non si può agire senza porsi la domanda di che tipo di conseguenze produrrà sugli altri ogni mia azione. Siamo tutti uniti e lo siamo molto di più di quanto possiamo credere di comprendere. Non mi bastava questo e allora ho voluto affermare che questo legame non riguardi solo l’asse orizzontale dei legami umani presenti ma anche quello verticale della storia e del passato e allora vi ho portato con me nella meravigliosa Firenze nel 1943 che sento un poco come mia seconda casa.

Buona lettura

 

SINOSSI:

Quattro viaggiatori apparentemente slegati uno dall’altro, giungono nella piccola località ungherese di Sors (destino). Le motivazioni dei diversi viaggi si fanno conoscere piano piano al lettore, attraverso una serie di flash-back e piani temporali sovrapposti, fino a scoprire come le loro vite siano incredibilmente legate. Questo romanzo, congeniato come un meccanismo a orologeria, ci svela, in un crescendo drammatico ed emozionante, gli intimi e profondi misteri che legano ferocemente i protagonisti.

 

 

 

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